Il tribunale di Firenze ha disposto un risarcimento di 254mila euro.
I fatti risalgono ad alcuni anni fa: la giovane ai tempi era stata seguita, con applicazione di trattamenti farmacologici di tipo immunosoppressivo, prima dall’ospedale Bambin Gesù di Roma e successivamente dal Polo ospedaliero di Pisa.
Proprio nella struttura capitolina, un fisioterapista l’aveva indirizzata verso il medico di base e omeopata con studio a Firenze.
L’uomo, durante il loro primo incontro, “le aveva garantito la guarigione attraverso il proprio metodo omeopatico, sul presupposto, però, che sospendesse tutte le terapie farmacologiche in atto, le quali non solo impedivano la guarigione, ma provocavano gravi danni all’organismo”, si legge nelle carte.
Lei decide di seguire le indicazioni: riducendo le dosi dei farmaci assunti e successivamente riduce l’assunzione.
Le terapie prescritte dal medico fiorentino, però, non producono alcun effetto migliorativo sulle condizioni di salute, e la donna a un anno di distanza torna a nuovamente in cura al Polo Ospedaliero di Pisa, riprendendo la terapia farmacologica supporto con l’assunzione degli immunosoppressori.
Le sue condizioni precipitano, al punto da rendere necessario prima “una emodialisi trisettimanale” e un anno dopo “il trapianto di rene da soggetto vivente e consanguineo”.
Il tribunale civile di Firenze ha accolto la ricostruzione della donna, sulla base di una consulenza che ha legato il peggioramento delle condizioni alla sospensione della terapia tradizionale.
Il medico omeopata, d’altro canto, non è riuscito a dimostrare – come sostenevano i suoi avvocati – che lo stop ai farmaci era stata una decisione presa unilateralmente dalla paziente.
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