Un'agonia per i traumi delle violenze subite dal marito.
È uno scenario drammatico, seguito dalla morte, quello emerso al processo in Corte d'Assise di Macerata a carico di Massimo Malavolta accusato del femminicidio della moglie avvenuto il 19 dicembre 2024 nella frazione di Ripaberarda, nel territorio di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno.
Le testimonianze dei medici legali
Durante l'udienza sono stati ascoltati i due medici legali che eseguirono gli accertamenti sul corpo della donna. Dalle loro testimonianze è emerso un quadro drammatico: la morte non sarebbe stata causata da una singola lesione fatale, ma da un insieme di traumi e violenze: fratture alle costole, al polso, percosse, morsi, tirate di capelli e altre vessazioni con progressivo aggravamento delle condizioni della vittima fino al decesso.
Le accuse contro Massimo Malavolta
I periti hanno ricostruito anche le prime ore successive al ritrovamento del cadavere nella casa di Ripaberarda, dove si trovava anche il marito che si era ferito ai polsi.
Malavolta, ora detenuto nel carcere ascolano di Marino del Tronto, non era presente in aula: oltre all'accusa di omicidio pluriaggravato deve rispondere di maltrattamenti e tortura.
Si torna in aula il 26 marzo per l'audizione di altri testimoni; il 9 aprile saranno messi a confronto i periti di tutte le parti in causa, in relazione alle condizioni psichiatriche dell'imputato.
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