L'inchiesta
L’inchiesta si è ora allargata ad altri agenti, portando il numero totale degli indagati a sette. Tra le nuove accuse, oltre al falso a carico di una poliziotta e a un arresto illegale, emerge un quadro di violenze sistematiche riassunto in ben 43 capi di imputazione.
Violenze e torture
Uno degli episodi più brutali contestati a Cinturrino riguarda il pestaggio di un tossicodipendente disabile, avvenuto nel luglio 2025 insieme agli agenti Davide Picciotto e Luigi Ramundo. L'uomo sarebbe stato denudato, scaraventato «a terra» e colpito «con un martello sullo sterno e sui fianchi» e con «il collo di una bottiglia di birra».
I tre poliziotti, cercando di portargli via droga e denaro che custodiva per conto di Mansouri, lo avrebbero minacciato dicendo: «dammi la storia, qua non comandano Zack e Minour».
In altre occasioni, Cinturrino e i colleghi avrebbero trascinato persone «nel bosco», denudandole e pestandole per costringerle a «rivelare i luoghi di imbosco» della droga.
Sequestri e abusi
Il sistema di soprusi non si fermava all'area di spaccio. Cinturrino e l'agente Giuseppe Pisano sono accusati di aver chiuso un giovane marocchino «in una stanza» del Commissariato per picchiarlo, dopo averlo già arrestato illegalmente nell'aprile 2025 sottraendogli anche 50 euro. Tra le numerose imputazioni figurano percosse con martellate «sulla schiena» e sulla testa, concussioni con richieste di soldi ai pusher fino a «800 euro», arresti illegali, calunnie e perfino cessioni di eroina a consumatori.
La premeditazione dell'omicidio
L'accusa di omicidio pluriaggravato per la morte di Mansouri, ucciso «esplodendo un colpo con la pistola di servizio Beretta», è supportata da una serie di minacce che Cinturrino avrebbe rivolto alla vittima mesi prima: «O ti arresto o ti ammazzo», «di' a Zack che se lo becco io lo uccido» e «mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo».
Per i magistrati Marcello Viola e Giovanni Tarzia, queste frasi dimostrano la premeditazione dietro quella che era stata presentata come una normale operazione di «contrasto al traffico di sostanze stupefacenti».
L'incidente probatorio richiesto dalla Procura servirà ora a cristallizzare le dichiarazioni di otto testimoni chiave, tra pusher e tossicodipendenti, per evitare che i loro racconti vadano perduti prima del processo.
Andava al supermercato nell’orario di lavoro, infermiere condannato👍
Dovrà risarcire l’Asl con circa 75 mila euro per danno erariale.
Un infermiere di 68 anni assunto in provincia di Massa Carrara a tempo indeterminato per l’Asl Toscana Nord Ovest è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire l’Asl con circa 75 mila euro per danno erariale. L’uomo durante i turni in cui avrebbe dovuto lavorare si sarebbe assentato continuamente per andare a un supermercato e cooperativa a Carrara di cui era socio. L’infermiere doveva occuparsi dell’assistenza domiciliare dei pazienti a casa, ma in contemporanea svolgeva un’altra attività. Nel 2015 era stato anche arrestato.
Il 68enne, ormai ex infermiere, è stato accusato di sistematico assenteismo: mentre risultava in servizio si occupava di attività private, mentre avrebbe dovuto recarsi dai pazienti; si recava invece alla cooperativa di cuo era socio, che si occupava di commercio all’ingrosso di generi alimentari, e svolgeva mansioni gestionali e organizzative.
Da alcune testimonianze è emerso che utilizzava addirittura l’autovettura di servizio dell’Asl per recarsi alla sede della cooperativa, dove spesso si lasciava la divisa da infermiere anche mentre si occupava degli affari della ditta privata.
Sarebbe anche stato visto anche alla guida di un furgone carico di merci da consegnare per conto della ditta. Si sarebbe anche fatto sostituire in modo irregolare da colleghi, non andando alle visite domiciliari, e provocando così gravi disservizi a pazienti anziani o malati. Più volte sarebbe risultato irreperibile.
Secondo la ricostruzione fatta dalla Corte, gli episodi si sarebbero protrattiin un arco temporale di circa in circa 3-4 anni. Nel 2015, dopo alcune indagini, l’uomo venne arrestato: i carabinieri lo hanno sorpreso in una riunione presso la cooperativa durante l’orario di lavoro da infermiere.
Nel 2024 è arrivata anche la condanna a un anno e sei mesi per truffa aggravata ai danni dello Stato e peculato d’uso. Ora la sentenza di primo grado di risarcimento danni.
Secondo i giudici della Corte dei Conti l’uomo avrebbe causato un danno di immagine alla pubblica amministrazione, violazione del divieto di cumulo di impieghi, danno da assenteismo, danno patrimoniale, indebito percepimento dello stipendio e uso indebito di beni pubblici (l’autovettura dell’Asl).
Da qui la condanna al pagamento di circa 75 mila euro.
Durante i processi sono state raccolte molteplici testimonianze, come il caso di un uomo che nel 2015 ha dovuto attendere un sostituto che si occupasse di suo padre, affetto da grave patologia oncologica che lo bloccava a letto, e che aveva bisogno di assistenza domiciliare: l’infermiere 68enne ora condannato non si era più presentato al punto da dover essere poi sostituito.
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