Berrettini e l’incubo scommesse: minacce alla famiglia, ma non è un caso isolato
Una partita di tennis non dovrebbe mai trasformarsi in una questione di vita o di morte. Eppure, ancora una volta, il mondo delle scommesse torna al centro di una vicenda inquietante.
A raccontare quanto accaduto è stato Matteo Berrettini, dopo la vittoria contro Stan Wawrinka agli US Open. Il tennista romano ha parlato apertamente delle pressioni e delle minacce ricevute nel corso della sua carriera, rivelando un episodio particolarmente grave avvenuto durante l'ultimo Roland Garros.
Berrettini, la minaccia arrivata al fratello Jacopo
Secondo il racconto del tennista, durante il torneo parigino suo fratello Jacopo Berrettini avrebbe ricevuto sul proprio telefono messaggi provenienti da persone legate alle scommesse.
Il contenuto era agghiacciante: dopo una vittoria di Matteo, gli autori dei messaggi avrebbero intimato al fratello di convincerlo a perdere, arrivando a minacciare la famiglia.
Berrettini ha spiegato che l'episodio è stato immediatamente segnalato all'ATP e denunciato alle autorità competenti. Non si è trattato, dunque, di un semplice insulto social dopo una sconfitta, ma di una minaccia che avrebbe coinvolto direttamente i familiari del giocatore.
Il problema non riguarda soltanto Berrettini
La parte più preoccupante della vicenda è che il caso Berrettini non rappresenta un episodio isolato. Negli ultimi anni diversi tennisti italiani hanno raccontato di essere stati presi di mira da persone che, dopo aver perso una scommessa, hanno trasformato la rabbia in insulti, intimidazioni e minacce.
Tre casi, in particolare, raccontano quanto il fenomeno sia diventato preoccupante.
- Lucrezia Stefanini, minacciata prima di un match a Indian Wells.
- Mattia Bellucci, bersagliato da pesantissimi messaggi dopo una sconfitta.
- Martina Trevisan, che aveva già raccontato le minacce ricevute dagli scommettitori.
Lucrezia Stefanini: una pistola e i nomi dei genitori
Il caso più impressionante, prima della denuncia di Berrettini, è quello di Lucrezia Stefanini.
Nel marzo 2026, durante le qualificazioni di Indian Wells, la tennista italiana raccontò di aver ricevuto sul proprio numero WhatsApp minacce di morte nel caso in cui avesse vinto la partita.
La situazione aveva assunto una dimensione ancora più inquietante perché nei messaggi erano comparsi anche i nomi dei suoi genitori, il luogo in cui era nata e persino la fotografia di una pistola.
Stefanini denunciò immediatamente l'accaduto alla WTA. Il torneo aumentò le misure di sicurezza e la giocatrice venne accompagnata fino alla propria automobile dopo il match.
Nonostante la pressione e la paura, l'azzurra scese regolarmente in campo e disputò la partita fino alla fine. Una vicenda che aveva già fatto emergere con forza il problema delle minacce direttamente sui numeri privati degli atleti.
Mattia Bellucci, gli insulti dopo la sconfitta
Poche settimane prima del caso Stefanini, anche Mattia Bellucci era stato coinvolto in una vicenda legata agli scommettitori.
Dopo la sconfitta contro Miomir Kecmanovic a Delray Beach, il tennista italiano aveva ricevuto sui social messaggi estremamente pesanti.
Gli autori degli attacchi non si erano limitati a criticare la prestazione sportiva. Nei messaggi comparivano auguri di morte, minacce e riferimenti anche ai genitori del giocatore.
È proprio questo il punto che rende il fenomeno particolarmente grave: la sconfitta di un atleta viene interpretata da alcuni scommettitori come un torto personale, come se il giocatore avesse un dovere nei confronti di chi ha puntato denaro sulla partita.
Martina Trevisan aveva già denunciato tutto
Il problema non nasce nel 2026. Già nel 2024 Martina Trevisan aveva raccontato pubblicamente la pressione esercitata dagli scommettitori sui giocatori di tennis.
La tennista aveva spiegato di aver ricevuto messaggi estremamente violenti, nei quali venivano augurati malori e persino la morte a lei e ai suoi familiari.
Parole che mostrano come la degenerazione delle scommesse possa andare ben oltre la semplice rabbia per una giocata persa.
Berrettini: “Dobbiamo proteggere i giocatori”
È proprio partendo da questi episodi che Berrettini ha lanciato un appello molto preciso.
Il tennista ha sottolineato che i giocatori professionisti sono adulti e possono, almeno in parte, imparare a gestire la pressione. Ma il problema diventa ancora più delicato quando riguarda giovani atleti e ragazze che si trovano ad affrontare messaggi di questo tipo.
L'idea è quella di rafforzare i sistemi di tutela all'interno del tennis internazionale, creando strumenti più efficaci per individuare e contrastare chi utilizza le scommesse come motivo per intimidire gli atleti.
Il paradosso: il tennis e il mondo delle scommesse sono sempre più vicini
La denuncia di Berrettini arriva in un momento nel quale il rapporto tra sport professionistico e betting è sempre più stretto.
Il tennista romano, però, non ha demonizzato automaticamente le scommesse. La sua posizione è più articolata: il problema, secondo Berrettini, non è necessariamente l'esistenza delle scommesse, ma ciò che può accadere quando il fenomeno sfugge al controllo e si trasforma in pressione, intimidazione o violenza.
Il punto centrale resta quindi la tutela dell'integrità delle competizioni e, soprattutto, delle persone che scendono in campo.
Quando una scommessa diventa una minaccia
C'è una differenza enorme tra perdere una schedina e pensare che un atleta debba pagare per questo.
Una sconfitta sportiva fa parte del gioco. Nessun giocatore può garantire il risultato di una partita e nessuno sportivo dovrebbe essere considerato responsabile del denaro perso da uno scommettitore.
I casi Berrettini, Stefanini, Bellucci e Trevisan raccontano invece una realtà nella quale alcuni utenti oltrepassano ogni limite, arrivando a coinvolgere persino genitori, fratelli e altri familiari.
Il tennis ora deve trovare una risposta
La denuncia di Matteo Berrettini riaccende un allarme che nel tennis italiano era già emerso più volte.
Quattro nomi, quattro storie diverse, ma lo stesso inquietante filo conduttore: le scommesse possono trasformarsi in una fonte di pressione e violenza quando vengono vissute in modo patologico.
La richiesta lanciata da Berrettini è quindi destinata a riaprire il dibattito sulla sicurezza dei giocatori. Perché una partita può essere vinta o persa, una scommessa può essere giusta o sbagliata, ma nessun risultato sportivo può mai giustificare una minaccia di morte.
Aggiungi commento
Commenti