Mario Adinolfi va in carcere: avrebbe violato i domiciliari usando i social
21 settembre 2026
Mario Adinolfi è stato trasferito in carcere dopo l’aggravamento della misura cautelare che lo vedeva agli arresti domiciliari dal luglio scorso. Alla base del provvedimento ci sarebbe l’utilizzo dei social e di altri strumenti telematici, ritenuto contrario alle prescrizioni imposte dal giudice.
Il provvedimento è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su delega della Procura della Repubblica. La nuova misura sostituisce gli arresti domiciliari disposti nei confronti del giornalista ed ex parlamentare nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, tra gli altri reati, truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
La violazione delle prescrizioni
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, durante gli arresti domiciliari ad Adinolfi era stato imposto il divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore.
Gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero documentato invece una serie di pubblicazioni sui social e online. In particolare, secondo gli elementi riportati nell’ordinanza, sarebbero stati pubblicati 49 articoli attraverso una newsletter e 23 post sul profilo Facebook, nel periodo compreso tra il 4 agosto e il 9 settembre.
Il punto centrale del provvedimento: secondo l’accusa, l'utilizzo reiterato degli strumenti digitali avrebbe costituito una violazione delle prescrizioni imposte con la precedente misura cautelare.
Dall’indagine sui finanziamenti alla nuova misura cautelare
L’inchiesta che aveva portato agli arresti domiciliari riguarda la cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un’attività promossa anche attraverso i social network. Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcune persone avrebbero affidato ad Adinolfi somme di denaro nella convinzione di partecipare a un sistema di scommesse con rendimenti prospettati.
Le contestazioni della Procura riguardano presunte condotte di truffa, raccolta abusiva del risparmio, abusivismo finanziario e violazioni fiscali. Nell’ambito dell’indagine era stato inoltre disposto un sequestro preventivo per un valore superiore ai 400 mila euro.
La nuova decisione del giudice non riguarda quindi una nuova contestazione autonoma, ma l’aggravamento della misura cautelare già in corso, motivato secondo gli inquirenti dalla presunta reiterata violazione delle prescrizioni.
Adinolfi: «Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook»
Adinolfi ha commentato il provvedimento attraverso i propri canali social, sostenendo che il trasferimento in carcere sia legato alle sue pubblicazioni online. Ha inoltre definito il proprio caso come un episodio senza precedenti.
La vicenda resta ora nelle mani dell'autorità giudiziaria. Le accuse contestate nell’inchiesta sono, allo stato, ipotesi investigative e dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza.
La vicenda in breve
- Adinolfi era agli arresti domiciliari dal luglio 2026.
- Il provvedimento originario prevedeva restrizioni sull’utilizzo di dispositivi telefonici e informatici.
- La Guardia di Finanza avrebbe documentato pubblicazioni online durante il periodo dei domiciliari.
- Il giudice ha disposto l’aggravamento della misura con il trasferimento in carcere.
- L’inchiesta principale riguarda presunte truffe, abusivismo finanziario e reati fiscali.
Fonte: ANSA, Guardia di Finanza e altre fonti di stampa. Le informazioni riportate si riferiscono alle contestazioni e agli atti giudiziari disponibili alla data del 21 settembre 2026.
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