🔴Otto tonnellate di falsi e 42 marchi del lusso: chiesti 19 arresti. La fabbrica della contraffazione partiva dall’Abruzzo

Pubblicato il 21 settembre 2026 alle ore 21:11
CRONACA • ABRUZZO • INCHIESTA

Otto tonnellate di falsi e 42 marchi del lusso: chiesti 19 arresti. La fabbrica della contraffazione partiva dall’Abruzzo

Dior, Gucci, Chanel, Louis Vuitton, Prada, Versace e altri grandi marchi: scoperta una filiera della contraffazione con base tra Chieti e Pescara e ramificazioni in diverse regioni italiane.

Un'inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla DDA dell'Aquila ha portato alla luce una presunta organizzazione dedita alla produzione e commercializzazione su larga scala di abbigliamento e accessori con marchi contraffatti.

I numeri dell'inchiesta sono impressionanti: otto tonnellate di merce sequestrata e almeno 42 marchi dell'alta moda contraffatti. La Procura dell'Aquila ha chiesto complessivamente 19 misure cautelari: cinque persone in carcere e altre quattordici agli arresti domiciliari.

Secondo quanto riportato dalle testate locali abruzzesi, l'organizzazione avrebbe avuto la propria base soprattutto nelle province di Chieti e Pescara, con collegamenti e diramazioni anche nelle Marche, in Campania, Calabria e Puglia.

Una vera filiera del falso

L'indagine avrebbe ricostruito una filiera strutturata: capi d'abbigliamento anonimi o di scarso valore venivano trasformati attraverso l'applicazione di etichette, loghi e accessori contraffatti, per poi essere immessi sul mercato come prodotti di marca.

Tra i marchi citati nell'inchiesta figurano Burberry, Dolce&Gabbana, Gucci, Dior, Chanel, Louis Vuitton, Valentino, Versace e Brioni. L'elenco comprende inoltre numerosi altri brand internazionali, tra cui Prada, Fendi, Moncler, Armani, Lacoste, Ralph Lauren, Nike, Adidas, Balenciaga, Timberland e Stone Island.

Dalle etichette sospette al laboratorio nel Pescarese

L'inchiesta sarebbe partita da un controllo di routine effettuato in un negozio di abbigliamento a Morrovalle, in provincia di Macerata. Alcune anomalie nelle etichette e nella documentazione fiscale avrebbero attirato l'attenzione dei finanzieri.

Gli accertamenti successivi avrebbero portato gli investigatori fino all'Abruzzo, dove sarebbe stato individuato un laboratorio e un ricamificio utilizzati per applicare le etichette contraffatte. Secondo gli investigatori, alcune etichette provenivano dalla Cina.

Il presunto vertice dell'organizzazione

Secondo la ricostruzione della Procura, al vertice della presunta organizzazione ci sarebbe stato un uomo di 62 anni residente a Lanciano, che avrebbe coordinato le diverse fasi dell'attività coinvolgendo familiari, artigiani e strutture produttive.

Le accuse sono ancora oggetto di valutazione da parte dell'autorità giudiziaria. Le richieste cautelari dovranno essere esaminate dal giudice nell'ambito degli interrogatori preventivi.

Anche la contabilità sotto la lente degli investigatori

Un altro aspetto dell'inchiesta riguarda la documentazione utilizzata per attestare, secondo l'ipotesi accusatoria, la regolarità della merce. La Procura sostiene che sarebbero stati adottati accorgimenti per ostacolare gli accertamenti e nascondere parte dei prodotti contraffatti.

Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito alcuni spostamenti della merce avvenuti tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, con prodotti trasferiti in immobili non direttamente riconducibili agli indagati.

Otto tonnellate, 42 marchi e 19 richieste di arresto

L'operazione racconta una presunta filiera organizzata della contraffazione che avrebbe avuto il proprio centro operativo in Abruzzo e collegamenti in altre regioni italiane. L'inchiesta è ora nella fase degli interrogatori preventivi e saranno gli sviluppi giudiziari a chiarire le responsabilità individuali.

Fonte: Il Centro, Rete8, AbruzzoWeb. Le informazioni relative agli indagati e alle responsabilità sono riportate come ipotesi dell'accusa e dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.

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