🔴MALDIVE, LA TRAGEDIA DEI CINQUE SUB ITALIANI: L’AUTOPSIA SVELA LA CAUSA DELLA MORTE

Pubblicato il 4 ottobre 2026 alle ore 18:02

MALDIVE, LA TRAGEDIA DEI CINQUE SUB ITALIANI: L’AUTOPSIA SVELA LA CAUSA DELLA MORTE

Mancanza di ossigeno nelle bombole: esclusi, dagli accertamenti, avvelenamento e attacco di squali. Ora le indagini cercano di ricostruire cosa sia accaduto nella grotta.

La tragedia dei cinque sub italiani morti alle Maldive il 14 maggio 2026 assume contorni più chiari dopo gli esiti degli accertamenti autoptici. I consulenti della Procura hanno indicato nell’anossia, cioè nella totale mancanza di ossigeno, la causa dei decessi.

I cinque erano impegnati in un’immersione all’interno di una grotta sommersa nell’atollo di Vaavu, a una profondità di circa 60 metri. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’aria contenuta nelle bombole si sarebbe esaurita mentre il gruppo si trovava ancora sott’acqua.

Chi sono le cinque vittime

Nella tragedia hanno perso la vita Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato in Biologia ed Ecologia marina Federico Gualtieri e il capobarca e guida subacquea Gianluca Benedetti.

Le autopsie sono state eseguite tra il 25 e il 26 maggio all’ospedale di Gallarate, dopo il rientro delle salme in Italia.

Escluse le ipotesi di avvelenamento e attacco di squali

Gli esami effettuati hanno permesso di ridimensionare alcune delle ipotesi che erano state considerate nelle prime fasi dell’inchiesta. Gli accertamenti non avrebbero evidenziato elementi compatibili con un avvelenamento provocato da gas o sostanze presenti nelle bombole.

Anche sui corpi non sarebbero state riscontrate lesioni riconducibili a un eventuale attacco di squali. Le acque delle Maldive sono popolate da numerose specie marine, ma questa ipotesi non trova conferma negli esami medico-legali.

Perché non riuscirono a uscire dalla grotta?

È questo il principale interrogativo che rimane ancora aperto. Gli accertamenti hanno chiarito la causa immediata dei decessi, ma non spiegano ancora perché i cinque sub siano rimasti sott’acqua oltre il limite di autonomia delle loro bombole.

Una delle ipotesi prese in considerazione è che il gruppo possa aver perso l’orientamento all’interno della cavità, consumando progressivamente la propria riserva d’aria senza riuscire a trovare rapidamente la via d’uscita.

La dinamica definitiva, tuttavia, non è ancora stata ricostruita e sarà necessario attendere ulteriori verifiche tecniche.

Telecamere, computer e bombole: gli strumenti decisivi

Adesso l'attenzione degli investigatori si concentra sulle apparecchiature utilizzate durante l’immersione. Saranno analizzati i dati dei computer subacquei, delle bombole, degli strumenti da polso e delle telecamere GoPro.

Questi elementi potrebbero permettere di ricostruire minuto per minuto gli ultimi momenti dell’immersione, individuando la profondità raggiunta, i tempi trascorsi sott’acqua e il momento in cui l’autonomia delle bombole è progressivamente venuta meno.

L’indagine della Procura

La Procura di Roma, titolare dell’indagine, dovrà ora valutare tutti gli elementi raccolti. Gli accertamenti dovranno stabilire non soltanto cosa abbia provocato la morte dei cinque sub, ma anche se ci siano state eventuali responsabilità nell’organizzazione o nella gestione dell’immersione.

La perizia autoptica rappresenta quindi un punto importante dell’inchiesta, ma non ancora la conclusione. La causa dei decessi appare più chiara; resta invece da ricostruire con precisione la sequenza di eventi che portò i cinque italiani a rimanere intrappolati nella grotta fino all’esaurimento dell’ossigeno.

IL PUNTO: gli esami autoptici indicano l’anossia come causa dei cinque decessi. Le ipotesi di avvelenamento e di attacco di squali non hanno trovato conferma negli accertamenti. Per comprendere definitivamente la tragedia saranno fondamentali le analisi delle attrezzature e dei dispositivi utilizzati durante l’immersione.

Fonte: ricostruzione basata sulle informazioni pubblicate il 4 ottobre 2026 e sugli accertamenti riportati dalle autorità e dalla stampa italiana.

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