IRAN, MAXI CARTELLONE CONTRO TRUMP: «UCCIDEREMO IL PRESIDENTE USA». TENSIONE ALTISSIMA A TEHERAN
Un gigantesco manifesto domina piazza Enghelab e mostra Donald Trump dietro le sbarre. In un'altra immagine compaiono anche JD Vance, Netanyahu e Steve Witkoff. La propaganda iraniana torna a puntare il dito contro Washington.
La guerra tra Iran e Stati Uniti continua a combattere anche sul terreno della comunicazione e della propaganda. Questa volta a far discutere è un gigantesco cartellone comparso nel cuore di Teheran, precisamente nella trafficata piazza Enghelab, conosciuta anche come piazza della Rivoluzione.
Il messaggio è diretto e non lascia spazio a interpretazioni: «Uccideremo Trump». Il presidente americano Donald Trump viene raffigurato dietro le sbarre, con la testa china, in una rappresentazione che accompagna la dura campagna di comunicazione antiamericana portata avanti nella capitale iraniana.
Il maxi manifesto e le immagini contro i leader occidentali
Il cartellone dedicato a Trump non è l'unico elemento che ha attirato l'attenzione. Poco distante è apparso un secondo grande manifesto nel quale vengono raffigurati, insieme al presidente americano, il vicepresidente JD Vance, l'inviato speciale Steve Witkoff e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
I quattro personaggi sono rappresentati con i volti insanguinati e gli abiti strappati, mentre sullo sfondo compaiono le bandiere degli Stati Uniti e di Israele lacerate.
Le immagini hanno un evidente contenuto propagandistico e si inseriscono nel clima di forte contrapposizione tra Teheran, Washington e Tel Aviv.
La manifestazione in piazza Enghelab: «Ci sarà sangue»
Attorno ai cartelloni si sono radunate decine di persone. Alcuni manifestanti hanno sventolato bandiere rosse, mentre altri hanno esposto striscioni con la scritta «Ci sarà sangue».
Durante il raduno sono stati lanciati appelli alla vendetta per la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio 2026 durante i raid aerei condotti da Stati Uniti e Israele su Teheran.
La sua morte ha rappresentato uno degli eventi centrali dell'attuale conflitto mediorientale, alimentando ulteriormente lo scontro politico e militare tra le parti.
Non è la prima volta: la propaganda contro Trump
Il nuovo manifesto non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi mesi, diversi cartelloni e installazioni comparsi a Teheran hanno preso di mira direttamente Donald Trump, utilizzando immagini provocatorie e slogan di vendetta.
In precedenti rappresentazioni il presidente americano era stato raffigurato con la bocca cucita, strangolato da alcune mani oppure disteso in una bara. Anche nella città di Mashhad erano comparsi messaggi in inglese e persiano contenenti minacce esplicite nei suoi confronti.
La propaganda ha trovato spazio anche nelle mostre all'aperto. A piazza Tajrish, nella parte settentrionale della capitale, sono stati esposti dipinti che raffiguravano Trump in scene simboliche e fortemente ostili agli Stati Uniti.
Il messaggio arriva in una fase delicata per i rapporti tra Iran e Stati Uniti
La comparsa del maxi cartellone arriva in un momento particolarmente delicato. Da una parte proseguono le tensioni militari e politiche, dall'altra si registrano nuovi tentativi diplomatici per riportare Iran e Stati Uniti al tavolo delle trattative ed evitare una nuova escalation.
La vicenda si intreccia anche con le elezioni di midterm negli Stati Uniti, un appuntamento importante per la politica interna americana e per gli equilibri del Congresso.
Al momento, il manifesto rappresenta una manifestazione pubblica di ostilità e propaganda. Non sono stati presentati elementi che dimostrino un collegamento tra queste immagini e un piano operativo concreto contro il presidente americano.
IL NOSTRO COMMENTO
Quando la propaganda arriva a utilizzare immagini di questo genere nelle piazze di una capitale, significa che il livello dello scontro politico e simbolico ha raggiunto una dimensione particolarmente evidente.
Un gigantesco cartellone con una minaccia diretta al presidente degli Stati Uniti non è soltanto un'immagine destinata a fare il giro del mondo: è anche un messaggio rivolto all'opinione pubblica internazionale.
Ma mentre le immagini e gli slogan alimentano la contrapposizione, resta aperta la questione più importante: sarà possibile riaprire un canale diplomatico capace di fermare la guerra e impedire che il Medio Oriente precipiti in una nuova fase di escalation?
La distanza tra Washington e Teheran resta profonda. E il rischio è che, mentre la propaganda continua a occupare le piazze, a pagare il prezzo più alto siano ancora una volta le popolazioni coinvolte nel conflitto.
Fonti: redazione interna – aggiornamento 3 novembre 2026.
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