CRONACA | NAPOLI | 4 NOVEMBRE 2026
NAPOLI, STese E BOMBE PER IL CONTROLLO DELLA DROGA: 28 INDAGATI IN CARCERE. L'ASCESA DEL CLAN PERFETTO E LA GUERRA DI CAMORRA A PIANURA
Maxi operazione antimafia nel quartiere Pianura. Ricostruiti scontri armati, estorsioni e un sistema di spaccio attivo 24 ore su 24. Un passante innocente ha perso un occhio durante una sparatoria.
Una guerra per il controllo del territorio combattuta a colpi di pistola, esplosioni e intimidazioni. È lo scenario emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, culminate nella mattinata di mercoledì 4 novembre 2026 con l'esecuzione di 28 misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone gravemente indiziate di appartenere a organizzazioni camorristiche operanti nel quartiere Pianura.
L'operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli, con il supporto del Commissariato di Pianura e il coordinamento della Procura antimafia.
Al centro dell'inchiesta tre gruppi criminali che, secondo gli investigatori, si sarebbero contesi per mesi il controllo delle attività illecite della zona, fino all'affermazione del cosiddetto clan Perfetto.
La guerra tra clan: stese, pistole e attentati esplosivi
Le indagini, iniziate alla fine del 2024, hanno ricostruito una prima fase di violenti contrasti tra il gruppo Esposito-Marsicano e lo storico clan Lago.
Per imporre la propria presenza sul territorio sarebbero state utilizzate le cosiddette stese, raid armati durante i quali vengono esplosi colpi di pistola nelle strade per intimidire gli avversari e dimostrare il controllo criminale della zona.
Tra gli episodi più gravi figura un attentato dinamitardo avvenuto nel novembre 2024 sotto l'abitazione di uno degli esponenti dei gruppi in lotta. L'esplosione provocò danni importanti all'edificio e a numerose automobili parcheggiate nelle vicinanze.
Soltanto per circostanze fortunate non si registrarono feriti in quell'occasione.
L'ascesa del clan Perfetto: una nuova organizzazione conquista il territorio
La svolta sarebbe arrivata nel dicembre 2024, quando un giovane esponente di vertice del precedente gruppo Pesce-Marfella, dopo la scarcerazione, avrebbe dato vita a una nuova organizzazione criminale.
Secondo gli investigatori, il nuovo sodalizio, identificato come clan Perfetto, avrebbe progressivamente sostituito i gruppi rivali, imponendo una struttura gerarchica e un controllo sempre più esteso sulle attività illecite del quartiere.
Un'organizzazione capace, secondo l'accusa, di gestire non soltanto lo spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche un sistema di imposizioni economiche rivolto a chi operava illegalmente nella zona.
Droga venduta giorno e notte: il sistema del 50% dei guadagni
Uno degli aspetti più significativi emersi dall'inchiesta riguarda il presunto sistema di gestione delle piazze di spaccio.
Gli investigatori hanno individuato una centrale di vendita di sostanze stupefacenti che sarebbe stata organizzata presso lo stabile nel quale viveva il presunto vertice del clan, con attività continuativa nell'arco delle 24 ore.
Ma il controllo criminale non si sarebbe limitato alla vendita diretta della droga.
Secondo l'accusa, gli altri gestori delle piazze di spaccio sarebbero stati obbligati a versare nelle casse del clan il 50% dei profitti, oppure ad acquistare le sostanze stupefacenti esclusivamente attraverso i canali imposti dall'organizzazione.
Un meccanismo che avrebbe consentito al gruppo di controllare una parte rilevante del mercato illegale locale, trasformando la vendita di droga in una fonte di finanziamento stabile.
Le estorsioni anche ai truffatori e la cassa comune del clan
Le indagini avrebbero inoltre evidenziato richieste estorsive nei confronti di soggetti coinvolti in altre attività illegali, comprese le truffe finanziarie e informatiche.
Secondo la ricostruzione investigativa, il presunto capo dell'organizzazione avrebbe gestito una cassa comune destinata anche al mantenimento degli affiliati detenuti.
Il sistema prevedeva le cosiddette mesate, somme di denaro destinate al sostegno dei detenuti e delle loro famiglie, oltre alla copertura delle spese legali.
Nel corso delle operazioni sono state sequestrate armi da fuoco, anche di tipo militare, munizioni, sostanze stupefacenti, materiali per il confezionamento della droga e giubbotti antiproiettile.
Tredici stese e un passante innocente ferito: ha perso un occhio
Tra gli aspetti più drammatici dell'inchiesta emerge il coinvolgimento di persone completamente estranee alle attività criminali.
Gli investigatori hanno ricostruito tredici episodi di stese nel periodo esaminato. Durante una sparatoria del 10 ottobre 2026, un cittadino peruviano di 59 anni, che si trovava alla fermata dell'autobus per raggiungere il posto di lavoro, è stato raggiunto al volto da un proiettile vagante.
L'uomo ha perso irreversibilmente la vista dall'occhio sinistro.
Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha richiamato l'attenzione proprio su questo episodio, sottolineando il pericolo rappresentato dalle sparatorie in strada per la popolazione civile.
Gratteri denuncia: quasi 1.500 richieste cautelari in attesa
Nel corso della conferenza stampa dedicata all'operazione, il procuratore Nicola Gratteri ha affrontato anche il tema dei tempi della giustizia.
Secondo quanto dichiarato dal magistrato, sarebbero ormai quasi 1.500 le richieste di misure cautelari ancora in attesa di decisione presso gli uffici giudiziari napoletani.
Un numero che, secondo il procuratore, potrebbe continuare a crescere senza interventi organizzativi capaci di rafforzare gli uffici competenti.
Gratteri ha inoltre ricordato il lavoro svolto dalle forze dell'ordine e il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza, considerati strumenti importanti per contrastare la criminalità sul territorio.
Ventotto persone in carcere: le accuse e le prossime fasi
I destinatari delle misure cautelari sono indagati, a vario titolo, per associazione di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivi di armi da fuoco e vendita illegale di armi, con contestazioni aggravate dal metodo mafioso.
L'inchiesta ha permesso agli investigatori di ricostruire alleanze, rivalità e presunti meccanismi di gestione delle attività criminali nel quartiere Pianura.
È importante precisare che il provvedimento riguarda la fase delle indagini preliminari: tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.
IL NOSTRO COMMENTO
La vicenda di Pianura racconta una realtà nella quale la lotta per il controllo del territorio può trasformare intere strade in luoghi di paura.
Non sono soltanto i contrasti tra organizzazioni criminali a preoccupare. A pagare le conseguenze della violenza sono soprattutto i cittadini che vivono, lavorano e crescono in questi quartieri.
La storia del passante colpito mentre aspettava l'autobus rappresenta forse l'immagine più drammatica di questa vicenda: una persona estranea a qualsiasi attività criminale che perde un occhio semplicemente perché si trova nel posto sbagliato durante una sparatoria.
L'operazione della Polizia di Stato rappresenta un importante intervento investigativo, ma la sicurezza dei territori richiede anche continuità nella presenza delle istituzioni, opportunità per i giovani e strumenti concreti per sottrarre spazio alle organizzazioni criminali.
Napoli è una città ricca di cultura, storia e straordinarie energie sociali. La sfida è garantire che queste risorse possano svilupparsi senza essere condizionate dalla violenza e dall'intimidazione.
Fonti: comunicazioni della Polizia di Stato, Direzione Distrettuale Antimafia e ricostruzione redazionale. Aggiornamento 4 novembre 2026.
Aggiungi commento
Commenti