L'attore turco, molto popolare in Italia, in un post su Instagram si difende dalle accuse.
Can Yaman rompe il silenzio dopo il fermo e il rilascio di ieri a Istanbul nell'ambito di un'operazione antidroga che ha visto coinvolti anche altri vip turchi. In un post su Instagram in cui pubblica una foto con il Colosseo sullo sfondo, l'attore turco di Sandokan si difende e accusa la stampa del suo Paese, chiedendo ai media italiani di non credere alle falsità.
«Cara stampa italiana, da sempre la stampa turca è cattiva con me, ma non è una novità! Però voi no! Per favore non fate anche voi l'errore di fare copy paste delle notizie che arrivano dal Bosforo», scrive Yaman. «Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose? - afferma -.Se fosse stato minimamente vero, non sarei stato rilasciato in cosi poco tempo e in grado di tornare in Italia il giorno dopo. Vi voglio bene».
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Bimba di un anno morta per meningite, i genitori: «Nel lettino si girava, ma non si alzava. Muoveva solo gli occhi»
Il dramma si è consumato nel silenzio di una casa piena di giochi a Corniano di Bibbiano, trasformando le festività di inizio anno in un calvario senza fine. Jap Kaur, una bimba di appena 13 mesi, è deceduta il primo gennaio al Maggiore di Parma a causa di una meningite fulminante.
La piccola era ricoverata da dieci giorni, ma ogni sforzo dei medici per strapparla alla morte è risultato vano, segnando il destino di una famiglia che aveva scelto l'Emilia per costruire il proprio futuro.
La tragedia
La vicenda ha sconvolto la comunità locale e la famiglia Singh, originaria del Punjab.
Il padre Palwinder, 45 anni, e la madre Baljinder, 35, vivono un lutto atroce mentre la loro primogenita di 5 anni continua a giocare ignara tra i divani.
Jap era l'unica della famiglia nata in Italia, nel novembre 2024, un legame con questa terra che si è spezzato tragicamente nel giorno di Capodanno.
Epilogo tragico
La speranza di un miracolo si è spenta definitivamente il primo gennaio alle 12.18, quando il cuore di Jap ha cessato di battere. Nonostante la perdita, i genitori mantengono una dignità composta e non cercano colpevoli tra il personale sanitario: «Crediamo che i medici abbiano fatto tutto il possibile – spiega il padre – è stata una disgrazia». Resta lo strazio di una famiglia che afferma di aver rispettato ogni profilassi: «A tutte le vaccinazioni l'avevo sottoposta, man mano che ricevevamo a casa le lettere di invito».
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