È il giorno del dolore per Patrizia e Antonio, i genitori del piccolo Domenico, dopo che oggi il consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie che si occupano di trapianto di cuore pediatrico ha stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto.
Il dolore dei genitori
La mamma è stata nel reparto del piccolo prima, durante e dopo la visita dei cardiologi, anche se durante il consulto ha atteso ovviamente all'esterno per non creare turbamento nel figlio a livello emotivo e neurologico. «La mamma è rassegnata all'idea che il figlio non ce la farà, glielo ha detto questo team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia, non abbiamo motivo di contraddirli», fa sapere oggi Francesco Petruzzi, il legale dei genitori che non hanno mai smesso di sperare.
«Avevo un brutto presentimento»
Patrizia racconta anche che quando seppe che c'era un cuore compatibile con quello del figlio, «dovevo essere felice ma non riuscivo a stare tranquilla, avevo un brutto presentimento. A me dispiace per la mamma coraggiosa che ha donato il cuore del figlio e non è servito: sono vicino a quella mamma». Questa donna piccola e minuta, che ha rivolto un appello al Papa e ha ricevuto la telefonata della premier Meloni, anche nelle ultime ore non ha avuto parole di rabbia: «Voglio concentrarmi sulla lotta per trovare una soluzione per mio figlio, non voglio arrendermi, ci deve essere una soluzione» ha detto, aggiungendo che «il rapporto con i medici è lo stesso di sempre, io non metto in dubbio la professionalità del primario, manca la fiducia e la serenità..». Poi il tragico verdetto.
Come procede l'inchiesta
Sono diversi i punti su cui si sta concentrando l'indagine della Procura di Napoli: quelli cruciali sono il ghiaccio adoperato per conservare l'organo espiantato e il tipo di frigo scelto per trasportarlo a destinazione. Il box scelto dall'equipe di specialisti partenopei che ha espiantato l'organo a Bolzano è un contenitore di vecchia concezione, tecnologicamente superato, simile ai frigo da spiaggia, preferito a quello più tecnologico, pure disponibile, capace invece di fornire informazioni costanti sulla temperatura a cui è esposto l'organo che contiene. Secondo quanto si è appreso sarebbe stato preso il vecchio, fuori dalle linee guida, in quanto il personale non era adeguatamente formato al suo corretto uso. Una scelta, questa, che potrebbe aprire un nuovo fronte d'indagine relativo alle responsabilità sulla formazione del personale.
Chi ha usato il ghiaccio secco?
Il secondo punto riguarda invece le modalità di come è avvenuto il trasporto. Il cuore prelevato - come previsto dalle norme - deve essere tenuto in stato di ipotermia (tra zero e -4 gradi) per 4-5, forse 6 ore, al massimo, affinché possa giungere in perfette condizioni a destinazione. E per ottenere questo risultato si usa come refrigerante il ghiaccio tradizionale, opportunamente dosato. Il box frigo (parzialmente predisposto all'uso, anche con del ghiaccio, prima della partenza) viene poi rabboccato con altro ghiaccio, prima che giunga a destinazione. Secondo quanto emerso finora, sarebbe stato usato ghiaccio secco, che arriva fino a -80 gradi, rendendo il muscolo inservibile. E bisognerà capire se quel ghiaccio secco è stato fornito a Bolzano, da chi e perché.
Gli errori dei medici
C'è poi un terzo punto, che chiama in causa ancora una volta i medici del Monaldi: l'espianto del cuoricino del piccolo che sarebbe stato eseguito senza valutare preventivamente lo stato dell'organo, arrivato congelato, costringendo l'equipe delegata al trapianto a effettuare comunque l'intervento. I magistrati della VI sezione «lavoro e colpe professionali» (con il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci) hanno iscritto nel registro degli indagati - per lesioni colpose gravi - sei persone, tra medici e paramedici, componenti le equipe che a Bolzano ha effettuato l'espianto e che a Napoli ha eseguito il trapianto.
Il Nas di Napoli (guidato dal tenente colonnello Alessandro Cisternino) ha acquisito la documentazione clinica e sequestrato il frigo usato per il trasporto. Già sono state ascoltate diverse persone coinvolte nella vicenda, ritenute informate dei fatti e lo stesso sta farcendo il Nas di Trento a Bolzano, sempre su delega della procura partenopea, nell'intento di ricostruire cosa sia effettivamente successo quel giorno nella sala operatoria dove è stato eseguito l'espianto e dove c'era anche un'altra equipe medica, proveniente dall'estero, recatasi in Italia per il prelievo di altri organi. Accertmenti che a breve potrebbero portare i pm a fare nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
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