Ponte Morandi: legali di due imputati Mit: "Per la prima volta si processa un ministero"

Gli avvocati degli ex dirigenti Proietti e Coletta, che rischiano 10 e 3,9 anni, denunciano il paradosso degli assistiti: "Non potevano evitare il crollo per carenze dell'ufficio del ministero che, però, ora da parte civile gli chiede maxi risarcimenti"

Il processo per il crollo Morandi rimarrà nella storia non solo per il numero di vittime e di imputati ma anche perché per la prima volta sul banco degli imputati vengono portati dirigenti di un ufficio di un ministero, in questo caso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e idealmente anche la burocrazia che da sempre penetra gli uffici dei dicasteri di Roma.

È quanto emerge, anche se con sfumature diverse, dalle arringhe degli avvocati difensori dei dirigenti Mit indagati per la tragedia che si stanno avvicendando nell'aula del tribunale di Genova.

Oggi, mercoledì 18 febbraio, hanno parlato le difese dell'ex dirigente della "Divisione 4" della Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali Giovanni Proietti (assistito dall'avvocato Giovanni Rizzuti) e di Mauro Coletta, per 17 anni a capo della Direzione vigilanza sui concessionari autostradali del Mit, difeso dall'avvocato Andrea Tahu (nella foto).

I due imputati, entrambi architetti, rischiano pene severe: 3 anni e 9 mesi Proietti e 10 anni Coletta.

I legali, nel ribadire l'innocenza dei loro assistiti perché a loro dire deputati a verifiche amministrative, alla vigilanza sulle convenzioni e non ai controlli sul viadotto Polcevera e sul progetto di retrofitting che avrebbe potuto evitare la tragedia, puntano il dito contro Autostrade per l'Italia, la concessionaria, e alle decine di tecnici e luminari di altri uffici collegati che erano deputati a questo.

Non mancano le critiche ai magistrati titolari dell'indagine di Genova, inchiesta molto simile, dicono gli avvocati, a quella sul pullman precipitato nel 2013 da un viadotto ad Avellino che ha provocato la morte di 40 persone e portato alla condanna dei vertici di Autostrade per l'Italia, primo fra tutti l'ex amministratore delegato Castellucci, per questo ora in prigione. Indagine, quella campana, che però non ha mai sfiorato il Mit.

Gli imputati ministeriali coinvolti nell'inchiesta di Genova, denunciano ancora i legali, vivono anche il paradosso di rischiare pene pesanti e nello stesso tempo si vedono chiedere risarcimenti molto esosi dal ministero, il loro ex datore di lavoro, che invece di fare mea culpa, si è costituito parte civile e chiede cifre che in alcuni casi superano i centomila euro.

Un mea culpa, quello che dovrebbe fare il Mit, come argomentato i legali degli imputati ministeriali, trova conferma nella rivoluzione che ha interessato i loro uffici subito dopo il crollo del Morandi con la nascita di un ufficio come l'Ansfisa, a cui il ministero ha assegnato quegli organici e poteri che mai avevano avuto in passato; una divisione che permette, adesso sì, dicono i legali degli imputati Mit, di controllare anche tecnicamente l'operato non solo di Autostrade per l'Italia, ma anche di altre concessionarie di servizi, come gli aeroporti e le ferrovie.

Un assunto, quello dei legali, per dire che i loro assistiti non meritano di essere condannati ma devono essere assolti.

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