🔴 “Nostra figlia inghiottita dagli algoritmi”: la battaglia dei genitori contro TikTok e Instagram
La morte di Rossella Ugues riapre il dibattito sui social e la sicurezza dei minori online
La storia di Rossella Ugues sta scuotendo l’Italia e riaccendendo il dibattito sul ruolo degli algoritmi dei social network nella vita dei più giovani. La ragazza, appena 12 anni, si è tolta la vita dopo mesi trascorsi immersa in contenuti sempre più oscuri tra Instagram e TikTok.
Secondo quanto raccontato dalla madre Irene Roggero, la giovane avrebbe iniziato a visualizzare immagini e video legati a depressione, autolesionismo e disagio adolescenziale. Col passare del tempo, gli algoritmi delle piattaforme le avrebbero proposto contenuti sempre più estremi e inquietanti.
«In sei mesi è stata come una malattia fulminante e noi eravamo senza armi», ha spiegato la madre della ragazza, raccontando il dolore vissuto dalla famiglia e la difficoltà nel comprendere cosa stesse accadendo dietro lo schermo di uno smartphone.
Solo dopo la tragedia, i genitori hanno scoperto che Rossella utilizzava profili social sconosciuti alla famiglia e che era riuscita ad aggirare i sistemi di parental control. I contenuti visualizzati, secondo quanto emerso, comprendevano immagini gotiche, disegni di ragazzi spezzati e messaggi legati alla depressione.
Ora Irene Roggero, insieme al marito e ad altre famiglie italiane, ha deciso di avviare una storica azione legale contro Meta e TikTok. Si tratta della prima class action civile in Italia contro le grandi piattaforme social per la tutela dei minori.
L’iniziativa è sostenuta dal Moige e dallo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino. Le famiglie chiedono al Tribunale di Milano la sospensione degli account minorili non verificati e l’introduzione di controlli reali sull’età degli utenti attraverso documenti elettronici.
Tra le richieste presentate figurano anche limiti più severi sulla profilazione algoritmica e messaggi di avvertimento sui rischi psicologici legati all’uso compulsivo dei social, simili agli alert presenti sui pacchetti di sigarette.
Gli avvocati che seguono il caso parlano di situazioni sempre più diffuse: adolescenti chiusi nelle proprie stanze, dipendenza dai social, autolesionismo, depressione e disturbi alimentari. Una realtà che molte famiglie denunciano da tempo e che ora arriva ufficialmente nelle aule di tribunale.
Nel procedimento sarebbero emerse anche email interne legate a Meta e a Mark Zuckerberg, nelle quali si farebbe riferimento ai rischi per una parte degli utenti più giovani. Elementi che potrebbero avere un peso importante nel dibattito giudiziario.
La battaglia legale viene descritta dagli stessi legali come una sfida “Davide contro Golia”, contro colossi tecnologici mondiali accusati di non aver protetto adeguatamente i minori dai meccanismi degli algoritmi.
La decisione del Tribunale di Milano è attesa nei prossimi giorni e potrebbe rappresentare un precedente importante per il futuro della tutela dei minori online in Italia.
Questo articolo ha finalità informative e giornalistiche. Il tema affrontato riguarda il disagio giovanile e l’utilizzo dei social network da parte dei minori, un argomento sempre più centrale nel dibattito pubblico internazionale.
#RossellaUgues #TikTok #Instagram #Meta #SocialNetwork #Minori #Cronaca #Italia #Algoritmi #Depressione #News #ClassAction #Moige #Zuckerberg
Aggiungi commento
Commenti