La clamorosa razzia delle opere di Antonello da Messina potrebbe aver imboccato una nuova direzione. Dopo il furto avvenuto nella notte di Ferragosto al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, gli investigatori hanno individuato il furgone utilizzato dai responsabili per trasportare inizialmente la refurtiva.
Il ritrovamento del mezzo rappresenta un passaggio importante nelle indagini. Il veicolo è stato sequestrato e sarà sottoposto ad approfonditi accertamenti da parte della polizia scientifica, alla ricerca di eventuali tracce utili per identificare chi ha organizzato e materialmente eseguito il colpo.
La pista delle telecamere
A guidare gli investigatori sarebbe stata proprio la rete di videosorveglianza presente lungo il percorso seguito dal furgone.
Gli agenti della Squadra Mobile hanno ricostruito gli spostamenti del mezzo attraverso le immagini disponibili. A un certo punto il veicolo è uscito dal campo delle telecamere. È stato proprio quel passaggio a diventare un elemento investigativo decisivo: gli uomini della Mobile hanno concentrato le ricerche nella zona in cui il furgone era scomparso dalle immagini, trovandolo successivamente abbandonato.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la banda avrebbe quindi utilizzato il mezzo soltanto per una prima fase della fuga, per poi cambiare automobile e rendere più difficile l'identificazione.
Un furto che ha colpito il patrimonio italiano
Il bottino è particolarmente grave dal punto di vista storico e culturale. Dal museo sono state sottratte quattro opere attribuite ad Antonello da Messina: tre tavole appartenenti al Polittico di San Gregorio, realizzato nel Quattrocento, e una tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà.
Due delle tavole del polittico sono state successivamente abbandonate dai ladri durante la fuga e recuperate. Restano invece da ritrovare le opere portate via dalla banda.
Il valore di quanto accaduto non può essere misurato soltanto in termini economici. Si tratta infatti di opere appartenenti alla storia dell'arte italiana e legate direttamente alla figura di uno dei più importanti pittori del Rinascimento siciliano.
Gli investigatori cercano ora le tracce della banda
Il furgone potrebbe diventare una vera e propria miniera di informazioni. Gli accertamenti scientifici potranno stabilire se all'interno del mezzo siano rimaste impronte, materiale biologico o altri elementi riconducibili ai responsabili.
Parallelamente, gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio la notte del furto, verificando gli spostamenti dei sospetti e analizzando le immagini delle telecamere presenti non soltanto nei pressi del museo, ma anche lungo le possibili vie di fuga.
Una particolare attenzione è rivolta inoltre alla sicurezza della struttura e alle circostanze che hanno consentito ai ladri di entrare nel museo e portare via opere di valore straordinario.
Il mistero del possibile basista
Tra gli aspetti ancora da chiarire c'è anche l'eventuale presenza di un basista, cioè di una persona capace di fornire informazioni dall'interno o comunque di conoscere dettagli utili sulla struttura, sui sistemi di sicurezza e sulle abitudini del personale.
Gli investigatori stanno valutando anche questo scenario, senza però che al momento sia possibile attribuire responsabilità precise a singole persone.
La Procura dovrà ora mettere insieme tutti gli elementi: le immagini delle telecamere, il furgone sequestrato, gli eventuali reperti trovati all'interno del mezzo e le testimonianze raccolte dopo il furto.
La svolta potrebbe essere arrivata proprio dalla fuga
Il paradosso di questa vicenda è che proprio la fuga potrebbe aver lasciato agli investigatori la traccia più importante.
Abbandonare il furgone e cambiare veicolo avrebbe dovuto cancellare le tracce del percorso. Invece, la scomparsa del mezzo dal sistema di videosorveglianza ha indicato agli investigatori un punto preciso da controllare.
Adesso il furgone è sotto esame e le indagini entrano in una fase ancora più delicata. Se gli accertamenti scientifici dovessero trovare elementi riconducibili ai responsabili, il ritrovamento potrebbe trasformarsi nella chiave per dare un nome agli autori del clamoroso furto di Messina.
La vicenda resta in aggiornamento: il ritrovamento del mezzo non significa che il caso sia risolto, ma rappresenta un importante passo avanti per recuperare le opere ancora mancanti e ricostruire l'intera organizzazione del colpo.
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