Aurora Livoli, la famiglia brancola nel buio. Lo zio: «Niente droga, nessun fidanzato. Aveva amici solo a Fondi»

Non era la prima volta che si allontanava, «ma non ci ha mai detto perché lo faceva», le parole dell'uomo

A distanza di qualche giorno dal ritrovamento del corpo di Aurora Livoli la ragazza di 19 anni morta a Milano in via Paruta, è il giorno dell'autopsia: l'esame potrebbe (e dovrebbe) spiegare le cause della morte della giovane, che era andata via di casa poco meno di due mesi fa, e che aveva telefonato ai genitori per l'ultima volta alla fine di novembre. La sua è stata una morte violenta o qualcosa di diverso?

Intanto al Corriere della Sera ha parlato lo zio della ragazza, l'avvocato Massimo Basile, che racconta come la famiglia da tempo cercasse di capire i motivi del suo disagio. Non era la prima volta che si allontanava, «ma non ci ha mai detto perché lo faceva», le sue parole. 

Le parole dello zio di Aurora

Il problema principale della vicenda, spiega lo zio di Aurora, è che «le forze dell'ordine non dispongono di strumenti normativi adeguati per gli accertamenti del caso» con una denuncia come quella arrivata dalla famiglia lo scorso 10 dicembre, che non era per sequestro di persona bensì per allontanamento volontario. 

Quanto alle settimane precedenti alla morte, «non sapevamo che fosse a Milano.

Poi certo che eravamo preoccupati, un sentimento logico e legittimo, anche perché si era allontanata da casa senza un motivo e anche priva di qualsiasi risorsa». Aurora, dice, «non aveva un fidanzato e non assumeva droghe. Le uniche amicizie che aveva erano a Fondi».

La 19enne era in cura da uno psicologo, ma quando si allontanava «non ha mai giustificato o semplicemente spiegato il motivo di questi suoi allontanamenti da casa, nonostante la serenità e l’affettuosità della vita familiare».

La famiglia si dice all'oscuro anche delle modalità con cui Aurora si è spostata a Milano: «Solitamente rimaneva con le sue amicizie di Fondi, i suoi spostamenti erano limitati al paese vicino e la accompagnavano i genitori, mentre per andare all'università a Roma prendeva il treno».

Un mistero a cui ora mancano due tasselli: l'esame autoptico, come detto, ma anche l'identificazione del giovane che era con lei poco prima di morire, e che potrebbe spiegare tante cose su questa vicenda.

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