Tra denunce di malasanità, costi elevati anche per diagnosi a domicilio e una gestione sempre più contestata, emerge un dato che fa discutere: per esami fondamentali, anche in caso di sospetti tumori, si può arrivare ad aspettare fino a otto mesi.
Tempi incompatibili con la gravità della malattia, mentre cittadini e pazienti parlano di disservizi gravi e di un sistema sempre più distante dalla missione originaria.
Intanto i sindacati sono in agitazione: tra licenziamenti e timori di privatizzazione, cresce la tensione su una struttura simbolo che oggi deve fare i conti anche con circa 250 milioni di euro di debiti.
E mentre la fede resta, la domanda è una sola: cosa sta succedendo davvero qui?
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