Picchiato con calci e pugni nel corso di una lite a Orta Nova, il 36enne Fabio Visconti muore dopo cinque anni di agonia.

Fu aggredito insieme al gemello dinanzi a un bar. I due aggressori sono stati condannati a pene fra i due anni e i 6 anni e 8 mesi.

È morto dopo quattro lunghi anni di sofferenza. Fabio Visconti. 

Il suo cuore ha smesso di battere nella tarda serata di sabato 25 aprile, ponendo fine a una vicenda drammatica iniziata nell’autunno del 2022 e mai davvero conclusa.

La storia risale al 2 ottobre del 2021, quando a Orta Nova, in provincia di Foggia, davanti a un bar e sotto gli occhi di numerosi testimoni, un banale diverbio si trasformò in una violenta aggressione. 

Fabio, all’epoca 32enne, si trovava insieme al fratello gemello quando un gruppo di giovani – tra i 21 e i 25 anni – iniziò a insultarli e minacciarli.

Alla richiesta di chiarimenti, la situazione degenerò rapidamente: gli aggressori scesero dall’auto e colpirono i due fratelli violentemente con calci e pugni.

Se il gemello riportò ferite lievi, giudicate guaribili in pochi giorni, per Fabio le conseguenze furono ben più gravi: trauma facciale, una ferita lacero-contusa al labbro superiore e la frattura delle ossa nasali. Nulla lasciava presagire, però, il dramma che si sarebbe consumato di lì a poche ore. 

Il giorno successivo, durante il ricovero ospedaliero e prima di essere sottoposto a un intervento per la riduzione della frattura al naso, i sanitari lo trovarono riverso a terra, privo di sensi, con una profonda ferita alla testa e una copiosa perdita di sangue. 

Da quel momento iniziò un calvario: intervento neurochirurgico d’urgenza, poi il ricovero in rianimazione, sedato e intubato, sospeso tra la vita e la morte.

Per l’aggressione furono processati due giovani di Stornara: il primo, ritenuto responsabile del pugno più violento, è stato condannato a 6 anni e 8 mesi per lesioni gravissime; il secondo a 2 anni, con attenuanti generiche. Fabio Visconti non si è mai ripreso completamente da quella notte.

Quattro anni di ricoveri, cure e speranze che si sono lentamente affievolite fino all’epilogo di sabato. 

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