🔴 Giallo a Pietracatella: morte per ricina, indagini concentrate su pochi sospettati e analisi della rete wifi domestica
Si stringe il cerchio attorno al caso di avvelenamento che ha sconvolto Pietracatella, dove hanno perso la vita Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su un gruppo ristretto di quattro o cinque persone, mentre emergono nuovi elementi legati ai dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione.
Indagini serrate: ipotesi avvelenamento durante le festività
Secondo la Procura di Larino, l’ipotesi più accreditata è che l’intossicazione sia avvenuta tramite una polvere derivata dai semi di ricino, una sostanza altamente tossica, inodore e insapore. L’avvelenamento si sarebbe verificato tra il 24 e il 26 dicembre, probabilmente attraverso alimenti consumati durante le festività natalizie.
Gli inquirenti stanno ricostruendo con precisione quei giorni cruciali, cercando di individuare chi abbia avuto accesso alla casa e alle pietanze ingerite dalle vittime.
Router e dispositivi sotto esame: la pista tecnologica
Tra gli elementi centrali delle indagini c’è il sequestro di diversi dispositivi elettronici, inclusi smartphone, tablet e due router wifi presenti nell’abitazione. Questi strumenti potrebbero fornire dati fondamentali per capire chi fosse presente in casa nei giorni dell’avvelenamento.
Gli investigatori stanno analizzando le connessioni alla rete domestica per ricostruire eventuali accessi sospetti, nel tentativo di restringere ulteriormente il numero dei possibili responsabili.
Tra le persone coinvolte come parti offese figurano il padre Giovanni Di Vita, che aveva accusato un malore ma si è ripreso rapidamente, e la figlia Alice, assente durante le festività e quindi non esposta alla sostanza tossica.
Il parere medico: “Sostanza rara e difficile esposizione accidentale”
Il medico legale Massimiliano Guerriero, consulente dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, ha sottolineato come la ricina sia una sostanza estremamente rara e difficilmente reperibile, rendendo poco plausibile un’esposizione accidentale.
Le vittime erano in buona salute e non presentavano fragilità pregresse, segno che l’esposizione alla tossina è stata significativa. I sintomi, inizialmente generici, si sono aggravati rapidamente fino a provocare uno scompenso multi-organo fatale.
Lo stesso Guerriero ha inoltre difeso l’operato dei sanitari intervenuti, attualmente sotto indagine, evidenziando la difficoltà nel riconoscere tempestivamente un avvelenamento da una sostanza così rara.
Le indagini proseguono senza sosta, mentre gli inquirenti lavorano per chiarire movente e responsabilità in un caso che continua a sollevare interrogativi e inquietudine.
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