La paziente si era sottoposta a una serie di risonanze magnetiche nelle due strutture «i cui referti escludevano sistematicamente la presenza di recidive della patologia tumorale»
Un ritardo diagnostico durato anni, con una recidiva tumorale non individuata e conseguenze permanenti per la paziente. Per questo il Tribunale di Potenza, con sentenza del 17 febbraio scorso, ha condannato l’Azienda ospedaliera regionale San Carlo e l’Irccs-Crob di Rionero in Vulture (Potenza) al risarcimento di oltre 283mila euro.
A darne notizia è stato l’avvocato Luciano Trofa del Foro di Avellino, che ha assistito la donna.
«La vicenda giudiziaria trae origine dalla mancata diagnosi di una recidiva di meningioma», ha spiegato il legale. Tra il 2011 e il 2016, la paziente si era sottoposta a una serie di risonanze magnetiche presso le due strutture sanitarie, «i cui referti escludevano sistematicamente la presenza di recidive della patologia tumorale».
«Solo un esame eseguito nel 2016 presso un’altra struttura sanitaria - è evidenziato in una nota - rivelava la presenza di una formazione tumorale che, nel frattempo, era cresciuta a tal punto da diventare inoperabile», causando «gravissimi danni permanenti, tra cui la perdita totale del gusto e dell’olfatto e una significativa riduzione della vista e dell’udito».
La sentenza, secondo quanto riferito, ha accolto pienamente le tesi della ricorrente, riconoscendo la responsabilità contrattuale delle due strutture per l’operato dei medici. Il giudice, anche sulla base della consulenza tecnica d’ufficio, ha accertato che l’attività dei radiologi è stata caratterizzata da «imperizia, negligenza e imprudenza».
Nelle motivazioni è stato sottolineato che «una corretta e tempestiva interpretazione degli esami strumentali già dal 2011 avrebbe permesso di diagnosticare la recidiva e di intraprendere le più adeguate misure terapeutiche, come la resezione chirurgica, evitando o limitando le drammatiche conseguenze».
Secondo l’avvocato questa sentenza è un importante riconoscimento per l’assistita che, per anni, ha subito «le devastanti conseguenze di un errore che poteva e doveva essere evitato. Il Tribunale ha riaffermato - ha aggiunto - un principio cruciale: la diligenza nell’attività diagnostica è un obbligo inderogabile e la sua omissione, che priva il paziente di preziose chance terapeutiche, configura una grave responsabilità che deve essere integralmente risarcita».
Il Tribunale ha quindi condannato in solido le due strutture al pagamento di 283.236 euro a titolo di «danno iatrogeno differenziale», oltre interessi e rivalutazione monetaria, ponendo a loro carico anche le spese legali del giudizio e della fase di accertamento tecnico preventivo.
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